Ok, parliamone: questo libro l'ho tipo finito verso la fine di Febbraio 2020, all'epoca mi sentivo animata come non mai dal fuoco sacro (pun intended) ed avevo anche iniziato a scrivere un lungo e complicato commento a riguardo, probabilmente senza senso, ma cercando di far confluire nelle parole tutte le riflessioni che in modo inaspettato mi aveva ispirato. Solo che mentre io me ne stavo neanche tanto al calduccio del mio studio (perché in casa mia da Ottobre a Maggio alloggiano i pinguini), un essere microscopico aveva deciso che forse la mia vita non facesse già abbastanza schifo e che fosse ora di spargere a livello globale un bel po' di merda. Al principio sono addirittura riuscita a mantenere anche un certo equilibrio mentale, ma da Aprile sono proprio caduta in un baratro da cui non ho iniziato a riprendermi prima di Settembre.
E questo cosa cazzo c'entra con il topic di questo post?
In un certo senso c'entra, perché se ho procrastinato questo post fino a ora è solo per tutti i motivi e non solo che ho malamente spiegato pocanzi e a dirla tutta non avevo neanche più intenzione di scrivere nulla a riguardo, tuttavia quando l'altro giorno ⟮altro giorno un ciufolo visto che pure questo avevo iniziato a scriverlo a Novembre (o forse Ottobre?), ma la mia salute mentale fa persino più schifo di quanto non facesse pre-pandemia quindi considero già un miracolo l'essere arrivata fino a qui n.d.a.⟯ mi sono collegata a instagram e ho letto sul profilo dell'autrice la notizia della imminente pubblicazione di Amabile Inferno e del suo seguito Feroce Memoria - che io anelo più di un condizionatore a metà Agosto - presso una CE e quindi della loro successiva distribuzione nelle librerie, ho avvertito il dovere mefitico di buttare giù due parole a riguardo per convincere ogni ignarә pulzellә che volesse accingersi all'acquisto, a compiere il passo finale e dannarsi l'anima come il resto di noi tuttә.
Ho cose da dire a riguardo, oh mamma, ho talmente tante cose da dire a riguardo che ho il timore fondato che questo post possa diventare chilometrico. In quel dì di Febbraio in cui mi accingevo innocente a sfogliare le prime pagine di questo liberculo, ero alla ricerca di un libro, ma non di un libro qualsiasi, volevo IL libro. Ormai sono anni che la mia costanza nella lettura è quasi a livello di quella che ho nel depilarmi le gambe - che per chi se lo chiedesse, è una circostanza che si ripete solo nelle notti di luna rossa calante - e di certo non perché il mio amore per i libri sia diminuito, ma almeno per quanto mi riguarda ho dovuto mio malgrado ammettere che la forza che mi richiede anche il solo atto di prendere un libro e sedermi, è intimamente intrecciata al mio stato mentale di quel momento. Comprensibile quindi che per una persona la cui mente a volte la costringe a letto per settimane, e non sto esagerando, con a stento le energie di ottemperare ai suoi bisogni primari, questo fattore sia da non sottovalutare. Ebbene, mi trovavo a Febbraio in uno stato in cui mi sentivo capace di sfidarlo questo mostro che alberga nel mio cranio e per farlo avevo bisogno di alleatә giustә, alleatә che ero convinta avrei reclutato tra queste pagine. In teoria aveva tutto quel che cercavo, dalla storia di un amor proibito alle scene zozze, e in particolare allora come ora avevo bisogno di una ship romantica che non naufragasse di merda peggio del Titanic (eh la Reylo, uagliù, non mi riprenderò mai dal trauma che è stato quel film a Dicembre 2019). Mi faccio quasi tenerezza a pensarci adesso, povera fessa che ero; sì perché in realtà questo libro, storia pruriginosa del professore-prete con l'alunna a parte, mi ha preso e dato un calcio lì dove fa più male, ovvero tra le mie profonde convinzioni.
I presupposti della trama sono semplici, ovvero, come accennato in precedenza, studentessa prossima alla maturità fa sogni erotici sul suo professore e in qualche modo riesce a far diventare quei sogni realtà, nonostante il suddetto sia pure un prete. Al principio di certo quello che smuove Melania, la protagonista, può essere localizzato più nella zona lombare che all'interno della sua scatola cranica: Manfredi è senza dubbio una persona colta e carismatica in entrambi i suoi lavori, e benché Melania non sia immune a questo, almeno al principio non posso dire di aver avvertito come immenso lo slancio emotivo o il link mentale tra di loro. Dopotutto, non è detto che una persona che troviamo carismatica sia anche una persona per cui proviamo una (intensa, in questo caso) attrazione sessuale, sarebbe come dire che solo per il modo così caldo e avvolgente con cui un certo divulgatore culturale parla in tv, io voglia per forza... no, va bene, la smetto di sparare minchiate adesso lo giuro. Dicevo, l'attrazione può essere solo fisica senza che questa si sviluppi anche dal punto di vista psico-emotivo, evoluzione che tuttavia avviene in questo caso. Inutile dire che il sesso gioca un ruolo fondamentale nella costruzione di tutto il rapporto tra di loro, i due imparano a conoscere l'altro ma ancor di più se stessi attraverso il sesso e posso dire, esprimendo un giudizio basato sui miei personalissimi gusti, che avendo letto a questo punto una quantità oscena (another pun inteded) di letteratura erotica, le scene sono ben scritte e mantengono un buon ritmo. In realtà, devo ammettere il mio disappunto nell'aver constatato che il sesso tra di loro era anche sin troppo casto, avevo letto una recensione da cui si lasciava intendere quasi che nel momento dell'amplesso si fosse palesato Mefistofele in persona per unirsi allegramente al dinamico duo, e invece niente - seriamente, se dovete avere reazioni così scandalizzate per quattro scene di sesso al sapore di vaniglia, magari la prossima volta sceglietevi una lettura diversa e evitate di fare i perbenisti ipocriti del cazzo nelle vostre recensioni, grazie. Mi aspettavo bondage, sadomaso, roba di un certo livello insomma... e niente - lo so, viene da chiedersi cosa cazzo legga io di solito, ebbene c'è il mio profilo AO3 completamente pubblico dove si può misurare il mio elevato grado di depravazione, ma non dovete ringraziarmi. Se proprio dovessi trovare un kink particolare, credo sarebbe la descrizione di una scena di sesso durante le mestruazioni, che a qualcuno potrebbe non far piacere leggere ma che non è scritta in maniera troppo dettagliata (al contrario di quanto affermasse la recensione che citavo prima, che l'aveva fatta sembrare un film di Tarantino jfc) e che, ho verificato di persona, si può facilmente saltare. Per il resto il libro è stato anche più cerebrale di quanto mi aspettassi - ripeto, credevo (speravo) avrebbero copulato una pagina sì e l'altra pure, mentre ci saranno al massimo 4/5 scene che considererei sessualmente esplicite, però le aspettative che si erano create in me dopo aver letto quella fantasmagorica recensione erano tutt'altre - tra parentesi, ringraziamenti sentiti allә recensorә: senza le tue parole che intendevano scoraggiare alla lettura, non mi sarei sentita così prontamente ispirata a leggerlo e questo sarebbe stato un male, perché non avrei scoperto il mio amore per Fabrizio né per la coppia di amanti disperati che si vedono massimo un paio di volte per tutto il libro, ma che mi hanno già strappato il cuore dal petto per farne mille coriandoli.
E vabbè sì, anche Manfredi.
Tra me e Melania, giuro.
Non so dire chi fosse peggio.
Fatto sta che, magnetismo animale a parte, Manfredi è una pippa mentale che si muove e respira, ci potrebbero fare un'intera puntata di Superquark a riguardo e non riuscirebbero a spiegarsi come sia possibile la sua esistenza. Fossi stata nei panni di Melania, una volta compresa la matassa dalla quale mi stavo facendo imbrigliare, avrei detto ringrazio il dottore per la proposta, ma rifiuto e vado avanti. Per fortuna io non sono Melania o il romanzo sarebbe finito così, per nostro infinito gaudio Melania ha meno spirito di autoconservazione di me quando decido di entrare in libreria senza soldi e il bello è che i problemi da cui viene travolta non la riguardano neppure direttamente (non proprio tutti, almeno), ma sono il risultato di una vita passata a giostrarsi tra una stronzata e l'altra come tra le palle di un flipper di Manfredi, Fabrizio e Virginia - e su Virginia e sui sentimenti forti e contrastanti che nutro verso di lei arriveranno parole a iosa, ma ho bisogno di tempo per quello.
Il rapporto tra Fabrizio, Virginia e Manfredi è la cosa più interessante del romanzo e anche la più incomprensibile per quel che mi riguarda, il motivo per cui a questo post ho dato quel titolo - nemmeno l'ordine in cui ho elencato i componenti di questo trio è un caso. Il Dandy, la Lady e Manfredi, così li ha definiti l'autrice e cazzo se ho mai visto descrizione più azzeccata. L'ostinazione che questi tre avevano nel voler per forza di cose fare ogni volta la scelta più stronza possibile, sarebbe stata da ammirare se non mi avesse fatto girare le ovaie a elica a livelli cosmici, ma non voglio bruciarmi ora tutti i colpi che ho in canna per questi tre. Quindi andiamo con ordine e iniziamo dal motivo per il quale qualsiasi persona con un minimo di raziocinio potrebbe desiderare di leggere questo libro, ovvero la relazione proibita tra il professore-prete e l'alunna - e devo infrangere le vostre speranze sin da ora, così come sono state infrante le mie mentre leggevo: no, Melania non viene focosamente punita da Manfredi sulla cattedra dell'aula vuota col rischio di essere scoperti dal custode (anche se ci siamo andati vicini, se lo chiedete a me); e no, Melania non si nasconde sotto l'altare mentre Manfredi recita l'omelia - non si direbbe mai che in realtà io abbia persino ricevuto la comunione e non un esorcismo, lo so.
Alcune persone saranno in grado di empatizzare con Melania più di altre, quelle a cui nella vita è accaduto di desiderare qualcosa (o qualcunə) a tal punto da perderci il sonno e sentire un perenne formicolio alle dita delle mani nel tentativo di non allungarle e afferrarlo l'oggetto di questo desiderio - seppur a 'na certa ci provi ad afferrare qualcosa, ma sorvoliamo. È ciò che accade a Melania quando pensa a Manfredi - mi esimo dal parlare di quando lo vede perché è a stento capace di controllarsi in tali circostanze -, non c'è un motivo razionale, se razionale un desiderio possa mai essere, e Melania non si fa tante domande al riguardo: lo vuole e, quando si tocca nell'intimità della sua stanza, nessuno può giudicarla, nessuno può venirle a fare la morale su quanto sia sbagliato non solo perché si tratta del suo professore, ma perché prima di ogni altra cosa si tratta di un prete. Melania ancora non lo sa se può perdonare Dio per l'egoismo di aver voluto tenere Manfredi solo per Sé, ma nemmeno Manfredi è sicuro di comprendere il motivo per cui il Signore abbia deciso di mettere sulla sua strada una tentazione come Melania, Melania a cui ogni volta è più faticoso resistere... e diciamo pure che, a mio parere, il grande difetto di Manfredi è questo: lascia che la vita gli capiti. A parte la decisione di farsi prete - le cui motivazioni possono essere condivisibili o meno, comprensibili o meno -, che rappresenta il vero grande atto di egoismo che abbia compiuto nella sua vita, il primo, seguito da Melania, Manfredi è evidentemente afflitto dalla sindrome del martire. Credersi responsabili delle sorti del mondo intero è qualcosa a cui non sono nuova, una persona a me molto cara si comporta esattamente nello stesso modo, come se l'intero quartiere dovesse crollare se solo si spostasse di un passo; e se per questa ragione da un lato mi era inevitabile compatirlo, dall'altro la quantità di sofferenza che altrimenti si sarebbe risparmiato pone un muro invisibile tra lui e chiunque altro provi a capirlo, compreso il lettore in certi frangenti. Manfredi ha molto più bisogno di Melania di quanto non ne abbia lei, lo comprende lui per primo abbastanza in fretta, e il vero miracolo che Melania compie è ricordagli che l'anima è fatta anche di desideri umani, non solo di materia divina. Tutto ha inizio col suo desiderio carnale verso di lei e i loro incontri, soprattutto quelli iniziali, non sono mai squallidi o volgari. La scrittura ricca e ritmata ha molto aiutato in tal senso, l'autrice e Melania hanno sicuramente in comune un profondo amore per la poesia che si traduce in un uso diffuso di figure retoriche e un vocabolario ricercato, quasi dissonante nella descrizione di certe situazioni, ma dall'abilità di creare la giusta atmosfera; e forse la scrittura potrebbe essere uno dei pochi veri deterrenti per unә possibile lettorә, si tratta di uno di quegli stili che o ami a livelli che tipo Leopardi spostati, o detesti come la peggiore delle supercazzole che tu possa leggere sui bigliettini dei Baci Perugina. I gusti sono insindacabili, ma ciò che da parte mia posso garantire è che non si tratti di una infiocchettatura volta allo scopo di nascondere una pochezza di contenuti, piuttosto di uno stile con cui bisogna riuscire a entrare in sintonia e in caso contrario la colpa non è da ricercare da nessuna delle due parti. Dai tempi in cui leggevo questa autrice su EFP e mi strappavo gli occhi alle 2 di notte davanti al pc per le sue Dramione, seppur lo stile sia per ovvie ragioni maturato, il cuore posso dire sia rimasto lo stesso.
Si tratta di una storia trainata dai suoi personaggi, oltre che da Melania e Manfredi, da una buona dose di comprimari che, pur essendo poco presenti, risultano ben inquadrati e dai due personaggi secondari, o oserei dire co-protagonisti, tra i meglio scritti che mi sia capitato di incontrare: Fabrizio e Virginia. Fabrizio è all'apparenza quello che a Napoli verrebbe chiamato 'na capa fresc', un tipo senza pensieri, senza filtri e senza preoccupazioni di sorta che non siano legate ai suoi personalissimi bisogni primari - quali essi siano, lo faccio decidere a chi leggerà. Quello che invece scopriamo dai gesti, dalle mezze frasi e dalle crude verità nascoste dietro una debole battuta, è un uomo che nella vita pensa di avere ben chiaro ciò che è, che si crogiola nella falsa convinzione di non poter essere nulla di diverso né di poter essere abbastanza, un uomo in realtà troppo razionale ma capace di perdere il lume della ragione quando si tratta di una sola donna, Virginia. A quest'ultima avevo già accennato prima e giuro che quasi mi sento a disagio ad esternare la mia lieve antipatia verso di lei, ma dopo una profonda analisi, più sull'origine dei miei sentimenti che dei suoi, posso dire di avere almeno in parte compreso molte delle motivazioni dietro le sue azioni eppure non riesco ad accettarle, perché per me alcune delle azioni che compie (ed aggiungo Fabrizio all'equazione) risultano imperdonabili - e forse si tratta di un mio limite, perché se c'è un'unica caratteristica che possa elencare di tutti i personaggi di questo romanzo che addirittura potrei invidiare, è la capacità di Manfredi di perdonare. Virginia è una persona che non si limita a voler plasmare il mondo al suo volere, ma piuttosto decide a priori quale sia la sua realtà e si limita a vivere di conseguenza. Quello che io ho percepito è stato, sotto uno spesso strato di alterigia, un profondo senso di inadeguatezza che si trascinava dall'infanzia ed una terribile paura dell'abbandono, e se c'è una cosa che proprio io so bene è quanto questa paura ti porti a fare una marea di cazzate. Virginia ha ben chiaro ciò che vuole, dalle persone che ama e che a loro volta sostengono di amarla, ma è ignorante rispetto a ciò di cui ha bisogno. Il suo più grande difetto è per me credere che l'amore sia una pretesa, che chi ci ama e amiamo ci debba qualcosa, ma ciò che io stessa ho imparato negli anni e che da quando l'ho accettato mi ha finalmente liberato da tanto dolore, è che nessuno ci deve niente, neanche e soprattutto quelli che ci amano. Non si può vivere reclusi in una gabbia di aspettative - motivo per cui la sua relazione con Manfredi ai tempi della scuola sarebbe naufragata comunque in un modo o nell'alto, pur se lui non si fosse fatto prete. L'amore, dal mio punto di vista (e intendo qualsiasi forma di amore), dovrebbe darci la forza di renderci liberi, di sentirci noi stessi e non relegarci a quella piccola parte del nostro essere di cui gli altri hanno bisogno, di essere gli occhi e non solo la maschera, e rendersi liberi vuol dire anche, se necessario, imparare quando è il momento di lasciare andare. Con questo non voglio dire che la relazione tra lei e Manfredi non sia stata sincera, credo che a loro modo si amassero, ma allo stesso tempo che quell'amore non riuscisse a renderli liberi e sia stato alla fine portatore di atroci sofferenze.
"Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell'esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell'inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell'assenza..." Il Piccolo Principe - Antoine de Saint-Exupéry
Un libro è il racconto di un viaggio, che sia esso letterale o metaforico, e quello a cui io ho assistito in queste pagine è stato il viaggio di un gruppo di persone che hanno dovuto accettare che l'incertezza e la paura, così come il dolore, sono inscindibili dalla vita e quindi anche dalla felicità. Melania inizia il suo viaggio come una ragazza che non ha mezza idea di cosa ne sarà della sua vita al termine della maturità, non ha desideri o aspirazioni particolari, quindi decide di aggrapparsi con tutte le sue forze all'unica cosa che è sicura di volere, Manfredi. Nel conoscere lui, impara a conoscere se stessa e nell'essere testimone di questa trasformazione, Manfredi stesso cambia e si libera. Da ragazzo spaventato che era prima di entrare in seminario, a prete in ogni esternazione del suo essere, diventa uomo per la prima volta e con lui anche Fabrizio e Virginia cambiano in un concatenarsi di sentimenti che fino a quel momento erano stati repressi, ma che non possono essere ulteriormente taciuti. Melania è il perno che porta l'equilibrio tra questi tre ad esplodere, Pandora che scoperchia un vaso di segreti e risentimenti, di amore vissuto in tutti i modi sbagliati, perché non importa quanto amiamo una persona o per quanto a lungo, se non siamo in grado di amarla nel modo giusto. Fabrizio, Manfredi e Virginia avevano trascorso tutti gli anni della loro amicizia ad amarsi nel modo che pensavano fosse giusto, obbedendo al volere dell'altro, ma non esiste metodo più efficace per farsi odiare del dare a qualcunə esattamente quello che vuole.
Questo libro termina con un principio, il principio di una guarigione e di un perdono, di una nuova comprensione e, forse, di una nuova vita. Il significato sta nell'avere la forza di abbracciare i propri errori, fare di questi un tassello dell'essere in continuo mutamento che siamo, possederli e condividerli, usandoli come un balsamo curativo che ci aiuti in primo luogo a guarire noi stessi e poi quelli che amiamo e che con la nostra cecità abbiamo ferito. È un finale che lascia spazio a tante possibilità e personalmente mi ha lasciato con un giudizio in sospeso, non tanto per il romanzo in sé per cui il mio parere è molto positivo, ma per alcuni personaggi che io in quanto lettrice non sono ancora riuscita a perdonare.
Ammetto che mi fanno ridere quellə che si lamentano dei romanzi, in particolare dei romance, perché a loro giudizio i fatti che descrivono sono troppo surreali, troppo assurdi per essere presi in modo serio. Mi fanno ridere perché nella vita mi sono accadute cose ben più assurde di quelle descritte in un romanzo, cose a cui forse io stessa farei fatica a credere se qualcunə me le raccontasse, ma reali non di meno; e allo stesso tempo è vero, alcune delle cose che si descrivono nei romanzi sono inverosimili, ma proprio per questo motivo hanno un potere catartico. È stato il perdono di cui sono stata testimone tra queste pagine ad essere la mia catarsi, perché il perdono è un privilegio che io nella vita non mi sono mai potuta concedere, ma vederlo donare in modo così totale e spontaneo è stato una liberazione. Credo sia la lezione che anche Melania e Manfredi imparano, che perdonare è un dono, ma l'amore... l'amore è un miracolo. Un miracolo che può distruggere, ma prima di ogni altra cosa crea. E da quel gesto d'amore che è l'atto stesso della creazione, muoviamo i primi passi incerti sulle infinite strade delle nostre vite.
© Nanà Di Maggio, 2021.